Il coraggio della scelta

Il 25 febbraio, il Vescovo Diocesano, Mons. Domenico Battaglia, ha consegnato ai giovani di “CittadinanzAttiva” un messaggio forte, fatto di speranza e di sollecitudine coraggiosa, di fede incrollabile e di dedizione all’umano. Le parole dei Vangeli e il magistero della Chiesa hanno trovato voce vigorosa nella narrazione dell’esperienza autentica di prete di strada di Don Mimmo.  Nella sala gremita di giovani, il dolore  di cui  egli è stato testimone è apparso insopportabilmente vivo, ha preso i nomi di Tania, Vito, Stefano, ma a sentire le loro storie e «ad abitare il loro tempo», nasce la voglia di reagire con forza, di non permettere a nessuno di oscurare il tempo presente, di non «lasciarsi  fregare» e distrarre dalla bellezza della vita.

Ascoltando Mons. Battaglia, l’orizzonte della “Laudato sì” diventa un prato sul quale camminare a piedi nudi per sentire la vita, per affacciarsi all’Immenso e toccare la presenza di Dio in una lacrima, in una mano che accarezza un bimbo malato di Aids, a San Paolo del Brasile.

«Pure questo è amore», questo è l’amore!

E se  ci si consegna all’omologazione  e si  colma  la propria  vita di cose, sperando di sembrare diversi e migliori, è meglio riascoltare “Stranamore” di  Roberto Vecchioni: «Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione,/e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione/perché più in là non si poteva conquistare niente:/e tanta strada per vedere un sole disperato,/e sempre uguale e sempre come quando era partito.»

Il Vescovo racconta del suo viaggio in Honduras, dei bambini di Tegucigalpa costretti a vivere in case costruite con scatole, ai piedi di una collinetta sulla quale campeggia l’insegna della Coca Cola; bambini schiacciati dalla povertà e dall’indifferenza, simbolo della cultura dello scarto insieme ai ragazzi  uccisi dalle bande, «corpi che restano lì per giorni senza che nessuno venga a portarli via.»

Bisogna alzare gli occhi e guardare: ciascuno, nel suo piccolo, deve  farsi coraggio, scegliere da che parte stare e costruire, nella libertà, delle relazioni autentiche; per sentire la forza  dell’amore contro la paura della solitudine, contro la tristezza astenica di chi non si aspetta più niente dalla vita.

La dignità dell’uomo si mantiene nell’orizzonte del coraggio e della scelta. Scelta di non condividere la cultura dello scarto fatta di sopraffazione e di indifferenza, nella consapevolezza, invece, che «la cultura non è una forma di prestigio e di potere, ma leggere la vita con gli occhi attenti si chi la vita la vuole cambiare.» Perché, se si è davvero diversi, si ha il diritto di essere ascoltati e si ha il dovere di ascoltare il richiamo di chi, meno fortunato e più debole, vive di stenti, sulla strada.

«Quando penso ai vostri anni» ha concluso Don Mimmo, «farei di tutto per vedervi sereni, capaci di amare la vita. C’è un modo per essere sereni: accada quel che accada, fate le cose non per compiacere gli altri, ma abbiate il coraggio di credere in voi. Non date in appalto la coscienza!»

Classe Terza  del Liceo Linguistico, IIS “Telesi@”

Foto: Alessandro Tanzillo

 

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