I giovani per l’ambiente: ricerca, innovazione, futuro

Il 4 Marzo si è tenuto, nell’Auditorium dell’IIS Carafa-Giustiniani di Cerreto Sannita, l’ottavo incontro del XII corso di Cittadinanza Attiva organizzato dal Centro Studi Bachelet, dal titolo “I giovani per l’ambiente: ricerca, innovazione, futuro. Laboratorio socio-economico di progettazione didattica”.

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Con il suo consueto saluto, il Presidente, Ins. Patrizia Lombardi, ha introdotto il Dott. Nicola Iacobelli, studente del corso di laurea magistrale in Scienze Ambientali all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, socio Legambiente Valle Telesina, nonché ex-studente dell’IIS Telesi@, il quale, durante l’ultimo anno, affiancato dalla collega Dott.ssa Maria Settembre, nella classe 5aS2 del Liceo Scientifico dell’IIS Telesi@, ha curato  un progetto promosso da Legambiente Regione Campania, “Ricominciamo dalla Bellezza: diamo la Parola ai Giovani!” finalizzato alla riqualificazione del territorio e alla  progettazione di start-up innovative e sostenibili. Il relatore ha aperto il suo discorso leggendo e commentando un breve passo tratto dall’Enciclica “Laudato si’”, ove papa Francesco, in poche righe, riassume brillantemente la situazione della crisi ambientale in cui versa il mondo oggi. Successivamente ha coinvolto i giovani corsisti in un viaggio all’interno dei principali problemi che stanno attanagliando la nostra “Casa Comune”, analizzandone le  cause e le conseguenze ambientali e sociali.  Ha  illustrato un grafico riguardante la crescita della popolazione mondiale: diecimila anni fa la Terra ospitava appena 1 milione di persone, nel 1800 ne ospitava 1 miliardo, nel 1960 si contavano 3 miliardi di persone, oggi abbiamo ormai superato la soglia dei 7 miliardi e continuiamo a crescere a ritmi sostenuti. E’ curioso notare che i Paesi che crescono più in fretta si trovano nei  continenti più poveri del mondo (Africa, Sud America, Sud-Est Asiatico) i quali sono anche più vulnerabili ai cambiamenti climatici. A questo si aggiunge la problematica del riscaldamento globale, che a causa dell’enorme quantità di CO2 che l’uomo immette in atmosfera, minaccia di aumentare la temperatura media globale oltre il “limite di non ritorno” (+2 °C). La concomitanza di questi due fenomeni ha terribili effetti sul piano geopolitico. Molte delle guerre in corso oggigiorno si combattono per il dominio delle risorse naturali, in particolare l’acqua. Il controllo del fiume Giordano nel conflitto arabo-israeliano, il dominio della diga di Mosul nella guerra civile in Siria, le tensioni sul fiume Nilo tra gli Stati Africani che ne sono attraversati e il fiume Indo tra India e Pakistan sono solo alcune delle zone “bollenti” del pianeta Terra, regioni del mondo dove non solo, la popolazione e la richiesta d’acqua è in forte crescita, ma che sono anche più esposte a rischio desertificazione a causa della loro posizione geografica. Tutto ciò non fa nient’altro che peggiorare la già provata situazione politica di questi Paesi e dei loro abitanti che si vedono spesso costretti ad emigrare, sperando in un futuro migliore altrove.

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Di grande importanza è anche il tema della deforestazione, uno dei principali problemi ambientali del mondo contemporaneo, poiché le foreste giocano un ruolo essenziale per il mantenimento dell’equilibrio del clima globale. I motivi che portano alla deforestazione possono essere molteplici: interessi commerciali per il legname, sfruttamento di giacimenti minerari, urbanizzazione e uso del territorio per l’agricoltura o per il pascolo. Numerosi e devastanti possono essere gli effetti di questa pratica se eseguita senza rispettare alcuna regola: perdita di biodiversità; effetti negativi sul suolo; aumento della concentrazione dell’anidride carbonica atmosferica; ripercussioni sul ciclo dell’acqua e, in alcune zone, pericolo di desertificazione; effetti sociali negativi e spesso irreversibili presso le comunità indigene che vivono dei prodotti degli ecosistemi forestali. In un mondo dove una morte prematura su quattro è attribuita all’inquinamento, dove le temperature sono destinate ad aumentare e dove, secondo le previsioni, oltre il 70% della popolazione mondiale nel 2050 vivrà nelle grandi metropoli, gli spazi verdi assumono un’importanza cruciale. Il relatore ha concluso l’intervento illustrando i principali siti di interesse ambientale presenti nella Valle Telesina e soffermandosi, in particolare, sul promontorio di Monte Pugliano, ove sta portando avanti, in collaborazione con l’Università Federico II, un’indagine floristico-vegetazionale dell’area. Il suddetto promontorio è stato, inoltre, obiettivo di un progetto di riqualificazione dal punto di vista naturalistico, archeologico e storico promosso un anno fa da Legambiente Valle Telesina. L’altura di Monte Pugliano è un sito davvero unico a causa delle caratteristiche idro-geologiche che presenta. Esso è l’estremo settore meridionale del massiccio del Matese ed è caratterizzato da affioramenti di  calcari di colore dal bianco al grigio. E’ proprio questo tipo di roccia che va incontro ad un noto fenomeno geologico, il carsismo, ma che su quest’altura dà luogo a formazioni molto importanti: le doline. Con il termine dolina,  (geneticamente distinta in diversi tipi) si indica una depressione tipica di aree carsiche, che si forma principalmente per dissoluzione della roccia calcarea a contatto con la CO2 contenuta nell’acqua piovana e che penetra nel terreno per ruscellamento, a ciò si aggiunge il crollo per gravità della parte superiore della cavità. Sono presenti oltre 15 doline che raggiungono diametri fino a 250 m e profondità di circa 100 m. La densità così elevata di doline è connessa certamente alla peculiarità idro-geologica di Monte Pugliano ovvero alla locale termalità e, in modo particolare, alla ricchezza i CO2 (anidride carbonica) ed H2S (acido solfidrico) delle acque, che concorrono nell’amplificare gli effetti del carsismo “classico”. In particolare ritroviamo 33 sorgenti che sgorgano ai piedi di quest’altura suddivise in 7 di acque dolci (Grassano) e le restanti in acque mineralizzate. La collina di Montepugliano è caratterizzata da un panorama vegetazionale molto particolare. Essa è dominata dalla foresta mediterranea sempreverde, tipico ecosistema dell’Europa meridionale adattato ad un microclima con estate calde ed inverni miti e moderatamente piovosi. E’ composta prevalentemente da specie sclerofille, cioè dotate di foglie coriacee per sopportare la siccità del periodo estivo, che si adattano bene a suoli poco profondi e spesso carbonatici. Specie simbolo di questa fitocenosi è il leccio (Quercus ilex), che su Montepugliano costituisce un esteso e fitto bosco. Monte Pugliano ha una storia millenaria, testimoniata dai cospicui resti archeologici ancora visibili. Oltre metà dell’altura è circondata da possenti strutture in opera poligonale, che circoscrivono un’area pari all’incirca a 47 ettari, per un perimetro complessivo di m 3200. Nel suo complesso la cinta asseconda la morfologia dell’altura, costeggiando le doline, già esistenti all’epoca.  Le mura, la cui altezza spesso supera i due metri, prevedono l’utilizzo di massi di grandi dimensioni, che poggiano direttamente sul banco roccioso e ricavati in loco. Questa fortificazione con quelle di San Pasquale (Faicchio), Monte Acero e La Rocca (San Salvatore Telesino), andavano a formare una vera e propria arce difensiva, per il controllo della valle.  L’occupazione di queste cime è in genere connessa all’epoca degli scontri tra i Sanniti e Roma (fine IV-inizi III sec. a.C.). All’intervento del dott. Iacobelli, particolarmente apprezzato dai giovani corsisti, è seguita la presentazione delle start up da parte degli studenti della 5aS2 dell’IIs Telesi@. Progetti innovativi e interessanti si sono susseguiti, ed hanno aperto l’attività laboratoriale, che ha visto gli studenti in sala impegnati in progetti virtuali di riqualificazione ambientale.

Giuseppe Iacobelli, Studente IIS Telesi@

Foto: Alessandro Tanzillo

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