SINTESI QUINTO INCONTRO- Le innovazioni sostenibili per un nuovo umanesimo dell’economia, relazione a cura del Prof. Giuseppe Marotta, Direttore del Dipartimento D.E.M.M. dell’Università del Sannio. Presentazione di un caso di best practice: La Guardiense con la partecipazione della Dott.ssa Concetta Pigna, Vice Presidente della Cooperativa Agricola

Sabato 14 gennaio 2017, dopo la pausa natalizia, è ricominciato il XII Corso di CittadinanzAttiva. Sono intervenuti all’incontro: il Prof. Giuseppe Marotta, Direttore del Dipartimento D.E.M.M. dell’Università del Sannio, al quale è stata affidata la relazione dal titolo “Le innovazioni sostenibili per un nuovo umanesimo dell’economia” e la Dott.ssa Concetta Pigna, Vice Presidente de La Guardiense che ha presentato esempi di innovazioni concretamente implementati dalla cooperativa agricola da Lei rappresentata, tanto da meritarsi l’appellativo di impresa-territorio.

Dopo i saluti della Presidente del Centro Studi Sociali Bachelet ONLUS, Patrizia Lombardi, prende la parola il Prof. Marotta, il quale, prima di entrare nel vivo dell’incontro, illustra brevemente i tre argomenti chiave su cui verterà il suo intervento: l’essenza della crisi con qualche dato numerico, le motivazioni che hanno determinato una tale condizione, alcune prospettive per un possibile cambiamento.

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Soffermandosi sul primo punto, la crisi, il Prof. Marotta descrive innanzitutto il rapporto DEBITO/PIL nei principali Paesi europei, dal quale emerge che l’Italia ha un debito superiore rispetto alla ricchezza prodotta in un anno. Questa situazione, sottolinea il Prof. Marotta, costituisce un limite per porre in essere un’inversione di rotta, in quanto aggravata dal pagamento di cospicui interessi che determinano, a loro volta, un restringimento eccessivo delle disponibilità economiche necessarie per soddisfare i bisogni dei cittadini. Per far fronte alla propria situazione debitoria, lo Stato italiano, fino a qualche tempo fa, piazzava il debito sul mercato attraverso l’emissione di BOT e noi, acquistandoli, ne diventavamo i principali creditori. Negli ultimi anni, invece, un ruolo fondamentale in questo scenario è giocato dagli investitori finanziari del mondo, i quali non si esimono dal fare speculazioni. Tuttavia, non potendo individuare un colpevole, dobbiamo limitarci soltanto ad affermare che la crisi è iniziata a partire dagli anni Ottanta ed è stata caratterizzata, come abbiamo visto, da un’esplosione del debito, che ha generato ripercussioni, non di poco conto, anche sul mercato occupazionale con la perdita di circa un milione di posti di lavoro, principalmente al sud (-582.868 con il 26,3% di occupati e il 59,2% di disoccupati) rispetto al nord (-401.566 con il 73,7% di occupati e il 40,8% di disoccupati). Oltre al debito pubblico e ad un alto tasso di disoccupazione, un altro problema da affrontare, in quanto strettamente collegato alle prime due condizioni, come ci sollecita anche Papa Francesco, è la povertà, che riguarda le famiglie, ancora una volta in percentuale maggiore nel Mezzogiorno. Questo è lo scenario attuale da cui partiamo, in cui si inserisce la cosiddetta crisi del mercato che richiama la necessità di indirizzarci verso un nuovo umanesimo dell’economia.

Facendo un passo indietro, il Prof. Marotta ci ricorda che la teoria economica classica nasce nel Settecento con la figura di Adam Smith, il quale affermava che il mercato in concorrenza perfetta rende tutti soddisfatti e felici (sia chi vende, sia chi acquista). Secondo tale teoria, ogni operatore riesce a  massimizzare il proprio obiettivo grazie alla presenza di una mano invisibile.

Tuttavia, il mercato opera in una logica di efficienza privata, senza tener conto del resto della società, che invece potrebbe subire degli effetti negativi da questo scambio (ingiustizia sociale, problemi ambientali). Il mercato, quindi, non è socialmente efficiente, in quanto genera costi sociali, che vengono pagati dai cittadini-contribuenti. Si parla in questi casi di fallimento del mercato, generato dall’opportunismo (chi produce deve massimizzare il proprio profitto e lo fa senza preoccuparsi di adottare comportamenti eticamente scorretti) e dall’asimmetria informativa (chi acquista non è a conoscenza che per la realizzazione di un determinato prodotto sono stati messi in atto comportamenti eticamente scorretti, di conseguenza li supporta inconsapevolmente).

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Alla teoria classica segue quella neoclassica, che, continuando a sostenere con forza l’efficienza del mercato in concorrenza perfetta, avvalora la possibilità di correggere eventuali fallimenti dello stesso attraverso l’intervento dello Stato. Alla mano invisibile si sostituisce una mano visibile. Lo Stato per riequilibrare gli squilibri generati dal mercato, può seguire diverse strade: applicare le regole che limitano comportamenti inquinanti, che limitano posizioni dominanti (antitrust), che informano i consumatori (etichettatura), ecc.; imporre più tasse per scoraggiare tali azioni; far leva sul welfare state per eliminare/ridurre le ingiustizie sociali (sussidi per la disoccupazione, Cassa Integrazione, Servizio Sanitario Nazionale, ecc.); incentivare politiche di sviluppo nelle aree in ritardo.

A questo punto sorge spontaneo chiedersi: Ma lo Stato può essere inefficiente oppure potrebbe non farcela? La risposta è affermativa. Lo Stato può essere inefficiente a causa dei comportamenti politici per lo più opportunistici e dell’azione delle lobby; può non farcela per la persistenza di una crisi economica strutturale legata ad un debito troppo elevato che richiede, a sua volta, un contenimento della spesa pubblica e una limitazione delle politiche sociali e di welfare state.

In sintesi, da un lato abbiamo il fallimento del mercato, dall’altro il fallimento del Governo. In questo contesto entra in gioco l’economia civile, cioè il terzo settore che si pone come obiettivo il bene comune, creando una sorta di welfare di comunità che nasce dal basso e riesce a far fronte ai costi sociali generati da queste inefficienze (ad es. la caritas che assiste, sostiene le famiglie disagiate). Tuttavia, anche questo ambito può essere soggetto a fallimenti, basti pensare agli scandali di Roma capitale, perché dietro l’enunciazione possono esserci comportamenti opportunistici se si continuano ad ignorare le cause.

Accanto all’economia civile, ormai in affanno, l’attenzione comincia ad essere concentrata, come si evince anche dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, sull’economia della responsabilità, ovvero sulla necessità di tener conto delle conseguenze che possono derivare dalle attività di impresa.

Al riguardo, il Prof. Marotta, avviandosi verso l’analisi delle prospettive positive di cambiamento, presenta alcune teorie economiche alternative, come quella di Amartya Sen incentrata sullo sviluppo umano (abbiamo sviluppo e democrazia se consento ai cittadini di accedere ai propri diritti fondamentali, la ricchezza (PIL) è secondaria); quella di Latouche che punta sulla decrescita, in quanto non è sostenibile la crescita all’infinito in una biosfera finita. Per misurare il benessere non bisogna considerare il PIL ma altre variabili (sostenibilità ecologica, equità e giustizia sociale, autogoverno dei territori, …);  quella di Mohammad Yunus che riguarda il social business, secondo cui la massimizzazione del profitto e la globalizzazione senza controllo generano un aumento della povertà. Oltre al profitto le imprese dovrebbero porsi obiettivi sociali.

Ma il vero cambiamento è possibile grazie a tre nuove forze: Cittadini, UE e Chiesa.

I cittadini cominciano ad essere sempre più critici e responsabili nel momento in cui effettuano i propri atti di acquisto, trasformandosi da spettatori passivi (consumatori) ad attori protagonisti (cittadini attivi). L’UE ha una funzione pedagogica per l’Italia, in quanto fornisce delle indicazioni precise da seguire. In materia di sviluppo del territorio, si stanno implementando delle politiche regionali, che saranno focalizzate sulla crescita intelligente basata sulla conoscenza, sulla sostenibilità ambientale, sociale, economica e sull’inclusività. La Chiesa è scesa in campo per la prima volta su questioni di carattere economico con l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, denunciando il bisogno di tutelare la nostra casa comune e affermando l’integrazione tra uomo e natura.

Queste tre forze portano ad un nuovo umanesimo dell’economia che fonda il proprio nucleo centrale sul paradigma: persona-natura-territorio, ovvero sulla tutela dei beni comuni.

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<< Un comportamento di consumo si definisce “critico e responsabile” quando l’attenzione ai costi sociali di breve e di medio-lungo periodo associati al bene e/o al servizio, insieme a considerazioni di natura etica, prevalgono nel determinare le scelte di acquisto>>. Non è solo un comportamento etico, ma anche e soprattutto economicamente vantaggioso in quanto genera un risparmio in termini di costi sociali.  Gli imprenditori cominciamo anch’essi ad essere considerati cittadini, pertanto, tendono ad implementare un processo di integrazione, nelle loro operazioni di business e nelle strategie aziendali, degli aspetti sociali, ambientali, dei diritti umani e dei consumatori, in stretta collaborazione con i loro stakeholders. Si passa, nell’ambito della ricerca scientifica, dalle innovazioni degli anni Ottanta che puntavano ad un incremento della produttività aziendale, alle innovazioni cosiddette “green”.

Anche la visione dei territori cambia. L’insostenibilità delle città, in termini di qualità della vita, porta alla creazione delle Smart City (politica nuova lanciata dall’UE che si basa da un lato sulla diffusione della tecnologia, dall’altro sulla riduzione dei disagi), nonché all’incremento del potenziale dei territori rurali in quanto maggiormente pronti a dare risposte alle nuove istanze sociali grazie al patrimonio culturale posseduto. Si sviluppa sempre più il concetto di Smart Land legato all’esigenza di costruire un territorio che si basi su un approccio intelligente, sostenibile e inclusivo orientato all’innovazione, alla salvaguardia dell’ambiente e a una marcata cooperazione tra gli stakeholder. In altri termini, un Territorio Socialmente Responsabile.

Il Prof. Marotta conclude il suo intervento sottolineando che la Formazione e la Cultura sono le variabili chiave per realizzare questo modello di Economia della Responsabilità, ovvero di un’Economia guidata da una visione di medio-lungo periodo della Società che punti alla tutela dei Beni Comuni.

Con la Dott.ssa Concetta Pigna, Vice Presidente della Coop. Agricola La Guardiense, un caso di best practice in ambito vitivinicolo, si è dato avvio al momento laboratoriale.

La Dott.ssa Pigna cita in apertura San Francesco di Assisi: “Cominciate col fare ciò che è necessario,  poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”, senza dimenticare Papa Francesco: “L’istanza locale può fare la differenza è lì infatti che possono nascere una maggiore responsabilità, un forte senso comunitario, una speciale capacità di cura e una creatività più generosa, un profondo amore per la propria terra, come pure il pensare a quello che si lascia ai figli o ai nipoti.”

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Nel 1960, 33 soci lungimiranti e coraggiosi costituirono La Guardiense, per far fronte all’opportunismo degli acquirenti delle uve non con la violenza ma con l’organizzazione. Oggi, i numeri de La Guardiense possono essere così sintetizzati: 57 anni di cooperazione e di storia enologica; 1000 soci; 140.000 ettolitri di vino (media ultimi 3 anni); 4 linee di prodotto: Janare, Fremondo, Classica e Spumanti; il più importante impianto di spumantizzazione del Mezzogiorno; 2 vitigni principe: Falanghina ed Aglianico;  1.5000 ettari di vigne; 1 enologo d’ eccezione Riccardo Cotarella.

La crescita registrata in tutti questi anni, soprattutto per quanto riguarda il numero di soci, sottolinea la Dott.ssa Pigna, è data non dal capitale finanziario bensì dal capitale sociale (l’insieme di quegli elementi dell’organizzazione sociale – come la fiducia, le norme condivise, le reti sociali – che possono migliorare l’efficienza della società nel suo insieme, nella misura in cui facilitano l’azione coordinata degli individui” – Putnam-1999). Lo stesso Draghi afferma che la leva per il progresso della società meridionale è rappresentata dal capitale sociale. Da qui, diventa chiaro come il capitale sociale è strettamente collegato alla responsabilità sociale d’impresa, fine ultimo della cooperativa, in quanto questa, a differenza di un’impresa capitalistica, non ha l’obiettivo del massimo profitto, perché tutto ciò che si guadagna si divide tra i soci, non persegue una crescita bensì uno sviluppo, che si traduce in correttezza verso le produzioni, nel rapporto con i soci e con i lavoratori, nella creazione di condizioni di emancipazione, formazione e informazione, nell’individuazione di obiettivi strategici di territorio. Pertanto, l’impresa cooperativa è chiamata a lavorare su più fronti e deve essere anche cosciente. Papa Francesco ci ricorda  che “(…) non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura.”

Fare sostenibilità ambientale significa favorire, come dicono i francesi, uno sviluppo sostenibile durevole che tuteli le risorse primarie (acqua, aria e suolo). I soci de La Guardiense, in tal senso, hanno deciso di realizzare diversi progetti:

  • l’impianto fotovoltaico situato sul tetto della cantina storica(Il contributo che la Guardiense sta dando alla sostenibilità ambientale, attraverso il suo impianto fotovoltaico, da sette anni a questa parte e per i prossimi 23 anni è così quantizzabile: oltre 2.000 tonnellate di anidride carbonica non emesse in atmosfera; quasi 900 tonnellate equivalenti di petrolio non bruciato; più di 2.500 kg di anidride solforosa e 100 kg di polveri sottili non emesse in ambiente);
  • l’impianto di depurazione delle acque reflue tecnologicamente avanzato, in grado di portare a “zero impatto” gli scarichi nelle falde acquifere circostanti;
  • nuovi modelli di produzione attraverso i vigneti inerbiti che ha portato ad un abbandono del diserbo e ad un aumento della portanza dei suoli;
  • la reintroduzione di antiche pratiche come il sovescio (pratica agronomica che consiste nella semina di erba nel vigneto a filari alterni, le quali saranno trinciate a primavera e fungeranno da fertilizzante, favorendo un incremento della biodiversità e non impattando sulla bellezza del paesaggio);
  • l’accoglienza, l’educazione al vino, la preservazione dei «giacimenti enogastronomici locali»;
  • l’informazione, la formazione, l’affiancamento on the job;
  • l’agricoltura di precisione, un innovativo modello produttivo che consente, con l’ausilio di strumenti a elevato valore tecnologico come, appunto, robot, stazioni multi-parametriche e droni, di monitorare lo stato di salute delle piante coltivate, consentendo trattamenti mirati e localizzati, con notevole risparmio dei fattori produttivi potenzialmente inquinanti o una loro totale eliminazione.

A questo punto, la Dott.ssa Pigna, soffermandosi sul concetto di bellezza e di cittadinanza attiva, denuncia la realizzazione sul nostro territorio, considerato come il comprensorio vitivinicolo più importante di tutta la Campania, di una linea ferroviaria dell’alta velocità che collegherà Napoli a Bari. Per ragioni tecniche, purtroppo, il vecchio tracciato della ferrovia non potrà essere recuperato. Ciò significa che non si effettueranno opere di bonifica e non si restituiranno ai vecchi proprietari le aree occupate dal vecchio binario. Ma la cosa più preoccupante, secondo la Dott.ssa Pigna, è che le consultazioni non hanno previsto il coinvolgimento di tutti gli attori territoriali.

Avviandosi a conclusione e richiamando velocemente le definizioni di paesaggio (archivio vivo, fluido e mobile, sempre in processo, che fornisce un intreccio di tracce e interstizi: una rete che può servire per pescare e catturare le cose, ma anche una rete piena di buchi che sono anche aperture che incoraggiano il movimento, il transito) e di terroir (spazio geografico delimitato dove una comunità umana ha costruito, nel corso della storia, un sapere intellettuale collettivo di produzione, fondato su un sistema d’interazioni tra un ambiente fisico e biologico ed un insieme di fattori umani, dentro al quale gli itinerari socio-tecnici messi in gioco rivelano un’originalità, conferiscono una tipicità e generano una reputazione, per un prodotto originario di questo terroir), la Dott.ssa Pigna saluta i giovani ricordando il messaggio lanciato da Papa Francesco a chiusura  della sua enciclica Laudato si’:  “Camminiamo cantando! Che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza.”

Foto: Alessandro Tanzillo

Sintesi incontro Prof. Marotta- Dott.ssa Pigna versione scaricabile

Slide Prof. Giuseppe Marotta 

Slide Dott.ssa Concetta Pigna

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