MEMORIA
Terza Festa di San Tommaso Moro
“Politica e fiducia”
Il giorno 18 giugno 2007 alle ore 19:30, la Sala Consiliare del Comune di Faicchio ospita la Terza Festa di San Tommaso Moro, patrono dei Governanti e dei Politici, organizzata dal Centro Studi Sociali Bachelet e dalla Diocesi di Telese- Cerreto Sannita- Sant’Agata dè Goti in collaborazione con il Comune di Faicchio. Oltre al Sindaco Mario Borrelli del Comune di Faicchio, a S. E. Mons. De Rosa, Vescovo della diocesi e a Don Franco Piazza, Presidente del Centro Studi Sociali, sono intervenuti: il Rettore dell’ Università del Sannio Prof. Filippo Bencardino, l’On. Fernando Errico, il Presidente della Provincia On. Carmine Nardone, l’On. Sandra Lonardo, Presidente del Consiglio Regionale, il Sen. Cosimo Izzo, il Questore di Benevento, il Presidente della Comunità Montana del Titerno Nino Lombardi, i sindaci: A. Barbieri del Comune di Cerreto S., N. Ciarleglio del Comune di Guardia S., G. Fusco del Comune di Pietrelcina, G. Di Santo del Comune di San Lorenzello, con altre autorità e rappresentanze istituzionali del Territorio.
Dopo i saluti del moderatore, Don Franco Piazza, il Sindaco di Faicchio, Mario Borrelli, traccia la figura di San Tommaso Moro (7/02/1478- 6/07/1535). “Avvocato, scrittore e uomo politico, Moro fu un’umanista a livello europeo e si occupò di numerose cariche pubbliche tra cui quelle di Lord Cancelliere di Enrico VIII tra il 1529 e il 1532. Venerato come santo dalla chiesa cattolica e anglicana, Moro ha coniato il termine Utopia, traducendolo in un’opera nel 1516, in cui parla di una società ideale fondata su tre punti fondamentali: inesistenza della proprietà privata, carattere elettivo dei magistrati, completa tolleranza religiosa. Universalmente riconosciuto come simbolo di integrità e testimone del primato della coscienza, Moro ha speso la sua vita ad aiutare gli altri, diventando un modello da seguire per tutti coloro che dedicano la loro vita al bene comune. Le sue ultime parole furono: “muoio come servo del re ma soprattutto come servo di Dio.” Moro, infatti, nonostante il combattimento spirituale che dovette subire, ebbe l’ardire e la presunzione di affermare il primato di Dio.” Secondo il sindaco Borrelli, quindi, “dalla vita e dal martirio di S. Tommaso Moro, sintesi dell’ideale supremo della giustizia, dell’intolleranza ai compromessi, della perfetta rettitudine di coscienza, della lotta ad ogni forma di malvagità, ogni politico deve trarre insegnamento e svolgere il proprio lavoro seguendo il principio della dignità inalienabile della coscienza in una società dove l’individualismo sta prendendo il posto dell’altruismo: esisto io, soltanto io, gli altri non ci sono. In questo contesto, l’uomo politico è colui che si impegna a gestire la cosa pubblica in maniera coerente, essendo fedele al popolo e dando una mano concreta ai cittadini. Fare politica significa confrontarsi con problemi quotidiani cercando di rispondere nel miglior modo possibile, attraverso un impegno che da intimo diventa pubblico, non abusando del potere, ma mettendolo al servizio del bene comune.”
Interviene il Rettore dell’Università del Sannio, Prof. F.Bencardino, il quale elogia l’iniziativa come spunto di riflessione sulla politica e sui governanti, soprattutto in un momento in cui la vita rende difficile il rapporto tra istituzioni e cittadini, in un periodo di conflittualità, dove i pochi che gridano coprono i molti che in silenzio svolgono il proprio lavoro. Considera la Festa di San Tommaso Moro, così com’è strutturata, come un incontro qualificante per ricordare personaggi storici importanti del Territorio, come appuntamento valido non soltanto dal punto di vista della crescita culturale ma anche come un momento per insegnare ai giovani la strada del dialogo tra politica e cittadinanza.
A seguire S. E. Mons. Vescovo De Rosa presenta il Centro Studi Sociali Bachelet, nato per vivacizzare culturalmente l’ambiente della diocesi ed essere il volano per la trattazione e risoluzione di problematiche socio-culturali. “Con la Festa di San Tommaso Moro, il Centro Studi ha voluto soffermarsi sul recupero della memoria delle nostre comunità tracciando il profilo di personaggi storici importanti che hanno avuto un ruolo particolare non solo nel territorio di origine, ma anche altrove.” S. E. De Rosa pone in evidenza l’importanza di fare politica rispettando i principi morali della Dottrina Sociale della Chiesa e conclude affermando che ciascun politico, prendendo spunto dal proprio passato, deve proiettarsi nel futuro attraverso l’impegno nella comunità condividendo, come dice la Gaudium et Spes, le gioie, le speranze e le sofferenze della vita.
Sottolineando le parole di Mons. De Rosa, il moderatore Don Franco Piazza ribadisce che il Centro Studi ha come obiettivi fondamentali: educare i giovani e i cittadini alla coesione sociale, riportare il cittadino verso la politica e verso l’amore alla società e alle istituzioni, con un confronto sereno sui temi dell’etica politica. Relaziona sul laboratorio di formazione che si è appena concluso e che ha visto coinvolti 456 giovani e 182 adulti; numero impegnativo, questo, che evidenzia l’esigenza del cittadino di affrontare i temi importanti e decisivi per la vita della comunità. In tale ottica è presentata anche la tematica del prossimo anno che sarà improntata sulla “responsabilità individuale e sociale”.
Proseguendo e soffermandosi sull’importanza del recupero della memoria storica del territorio, Don Franco fa riferimento alla prossima realizzazione di quaderni curati da un Comitato Scientifico con la finalità di strutturare una rinnovata dimensione fiduciaria capace di generare qualità di relazioni.
Nel valutare la qualità testimoniale del nostro passato, la Terza Festa di San Tommaso Moro ricorda due uomini illustri, originari di Faicchio: i Senatori Luigi Palmieri e Giovanni Pascale.
La prof.ssa Elena Del Giudice traccia il profilo del Sen. Luigi Palmieri come scienziato e come uomo. Come scienziato ha “prodotto strumenti scientifici meravigliosi, tra cui ricordiamo il sismografo, per il quale fu premiato con medaglia d’oro a Lisbona, elogiato ed ebbe un ordine della Guadalupa dall’Imperatore del Messico: Massimiliano d’Asburgo, fu applaudito accanitamente dall’imperatore del Brasile: Pedro di Alcantara. Luigi Palmieri è un cittadino del mondo, è un uomo di fama internazionale, stellare. Il Prof. Viganò ci ricorda che sulla luna c’è un mare intitolato a lui”. Della sua poliedrica figura, la prof.ssa Del Giudice ama parlare di Luigi Palmieri come professore e insegnante, chiedendosi quale fusione, oggi, è possibile delineare tra insegnante e alunno.” Una volta si diceva – afferma la Del Giudice – “che la Repubblica doveva soffermarsi su principi fondamentali: Dio, Patria, famiglia, scuola. Oggi, la società è cambiata: Dio forse non esiste, la patria è il luogo dove si sta bene, la famiglia è paragonata ad un ristorante/albergo, qualche volta luogo d’incontro ma con barriere tra genitori e figli e la scuola vive fenomeni di bullismo, droga, violenza. Di sicuro, questa non è la scuola di Luigi Palmieri. La sua scuola era seria, vera, data per il bene degli altri. Con un amore continuo, costante, con un logorio delle proprie forze, preparava attentamente le sue lezioni, qualche volta le improvvisava e le ampliava. Forse nei silenzi del suo Osservatorio Vesuviano, mentre controllava gli apparecchi scientifici, nella stanza rientrava il canto dei grilli, la musica delle foglie, il luccichio del mare e Luigi Palmieri ripensava alla grandezza di Dio e in quella grandezza sentiva la presenza dei suoi giovani a cui doveva portare questo messaggio. E’ stato un grande professore, che si è donato agli alunni totalmente, anche a quelli meno abbienti, a quelli provenienti dalle zone rurali a cui si rivolgeva anche con parole dialettali, per dare a tutti l’opportunità di esprimersi. Ciò significa far parte della miseria degli altri, delle difficoltà degli altri e della necessità di essere aiutati. Ciò significa comprendere lo stato altrui. Luigi Palmieri è stato un uomo semplice, modesto, schivo, obbediente alle leggi della Patria, religioso, attento ai problemi degli altri, caritatevole. E’ diventato famoso per la realizzazione di strumenti scientifici, ma oggi questi stessi strumenti possono essere facilmente sostituiti, mentre è difficile sostituire le virtù, accumulate in un uomo che, in politica, ha saputo dare il meglio di sé con umiltà, senza far pesare i suoi titoli.” La prof.ssa Del Giudice si avvia alla conclusione, affermando che “quando la scuola e la famiglia cedono agli urti del tempo, crolla la società. Non bisogna, quindi, sottovalutare gli allarmi, la scuola non sarà più tale se non si ritorna alla disciplina. La famiglia va a fondo se non c’è più un dialogo. La società va a fondo se ci barrichiamo l’uno contro l’altro. Conclude riflettendo su quanta differenza c’è tra il mondo di Luigi Palmieri e il nostro. Oggi si ha tutto e non si è felici!”.
Associandosi al pensiero di Kofi Annan, segretario delle Nazioni Unite, la prof.ssa Del Giudice sottolinea: “quando muore un vecchio è come se si spegnesse una biblioteca”. Grazie alla purezza e ricchezza spirituale di Luigi Palmieri, i suoi insegnamenti sono ancora vivi nel ricordo. Continuando con la citazione di R. Folleraux: “non ci sono ideali troppo grandi, li possiamo raggiungere; la felicità è ovunque gli uomini la scoprono, solo il male è cieco e sordo; sappi vivere sempre oltre la vita”, la Del Giudice ribadisce che sicuramente Luigi Palmieri ha insegnato a vivere ben oltre la vita fisica.
A sua volta, il prof. Tullio Cusano parla del Sen. Giovanni Pascale (Primo Presidente Nazionale dell’Istituto dei Tumori, che si occupa in campo oncologico della prevenzione delle patologie tumorali e Primo Presidente della Lega italiana per la lotta contro i tumori).
“Quando un uomo di 54 anni diventa clinico-chirurgo, può considerarsi arrivato all’apice della sua carriera. Giovanni Pascale, invece, comincia la sua opera nel 1913, quando è clinico- chirurgo dell’Università di Napoli. Già nel 1915 e nel 1920, Pascale ha pubblicato ricerche sull’aneurisma dell’Aorta, divenendo un precursore di problematiche dei nostri giorni. Nonostante la carenza del sistema di comunicazione, causata dall’assenza di Internet, concepisce di andare all’estero, per imparare nuove tecniche chirurgiche. Comprende che non è sufficiente essere un buon operatore, che si limita ad affrontare situazioni singole, ma bisogna soffermarsi sui problemi organizzativi, per raggiungere più individui contemporaneamente. Se l’istituto dei Tumori di Milano è stato voluto dal Re, quello di Roma è stato voluto dalla Regina Margherita, quello di Napoli ha avuto la fortuna di avere il Sen. Giovanni Pascale che ha messo a disposizione parte dei suoi averi e ha avuto l’intuizione di centralizzare la prevenzione, lo studio e la cura dei tumori.” Il prof. Cusano conclude dicendo che l’umanità ha bisogno di persone come Giovanni Pascale, capaci di fare dei sogni e vivere per poterli realizzare, soprattutto perché, grazie a lui, oggi è possibile salvare il 60% e 70% dei malati neoplastici.
Dopo questo primo momento, dedicato alla memoria storica, Don Franco Piazza entra nel vivo del Forum su fiducia e politica, evidenziando anche la tematica della gratitudine e del rispetto nei confronti dei politici, in quanto il loro impegno è spesso di grande solitudine ed espone a facili giudizi. E’ importante che i giovani e il cittadino ritrovino la connessione stretta con questa arte nobile, senza che si perda mai di vista la qualità dell’impegno.
Al centro dell’attenzione, Don Franco pone la struttura fiduciaria, quella più in crisi oggi in questo marasma di veleni che attraversa la politica e che porta il cittadino a guardare con sospetto.
Fa riferimento alla considerazione storica, secondo la quale la politica non solo sorge nel luogo delle relazioni umane ma è una forma o un insieme di forme di rapporti tra persone. E’ una forma di convivenza, è relazione tra gli uomini, e più precisamente quel tipo di relazione che si instaura tra uomini che vivono insieme volendosi liberi e riconoscendosi uguali.
“Libertà e uguaglianza non sono semplici condizioni giuridiche, ma devono essere una tensione morale. Libertà e uguaglianza rischiano invece di essere perdute se non si continua a volerle e a voler un riconoscimento reciproco dei soggetti in relazione. La politica è originariamente concepita come una forma di relazione tra cittadini che da sé stabiliscono gli ordinamenti del proprio vivere sociale.” Hannah Arendt scrive: “la politica è lo sforzo di agire in concerto ed è mirato al bene comune.” “Da qui, la coesione e il bene comune sono da considerarsi come coordinate della dimensione relazionale della politica, che è, a sua volta, riconoscimento e rispetto dell’uguaglianza e della libertà di tutti. Nella tradizione cristiana, la dimensione relazionale, invece, non è riferita solo a coloro i quali vivono la stessa condizione, città, territorio o stato ma a tutto il genere umano e essere vivente. Vale il principio sociale di una relazione autentica, che salvaguarda il bene comune e che riguarda tutti e ciascuno. In politica, la stretta dimensione dell’amicizia, spesso utilizzata in senso sbagliato: essere amico diventa una dimensione preferenziale, deve ritornare ad essere un segno particolare di relazione spontanea tra soggetti che si scoprono affini, evolvendosi in una dimensione eticamente più alta, in quanto si trasforma in un vincolo morale. La politica è trama di relazione che da un lato guarda alla sollecitudine, cioè all’attenzione insostituibile della relazione interpersonale e dall’altro deve guardare alla giustizia, cioè al ciascuno, al volto anonimo del cittadino, quindi, alla comunità. Non solo servizio all’amico, che si riconosce per le affinità, ma ad ognuno, a quel cittadino anonimo che si riconosce nella sua dignità universale e perenne. Va ricordato che alla politica non spetta di far godere all’uno dei beni, ma di offrirgli condizioni adeguate in cui tutti i beni possono essere goduti da tutti.” L’ultima considerazione di Don Franco Piazza sul tema delle relazioni umane nella politica riguarda il martirio di San Tommaso Moro. “Partendo dal presupposto che il martirio assume forme diverse, i nostri criticati politici spesso vivono dei momenti di martirio, che sono riconducibili alle grandi sofferenze personali. Questo concetto della testimonianza del martirio come dimensione etica della politica deve ritornare nell’orizzonte valoriale dell’impegno politico e la festività di San Tommaso ne è memoria. La politica deve essere sopra ogni cosa amore e difesa della verità, ci ricordava San Tommaso Moro. Il politico è custode e testimone della verità; pertanto, è richiesta una volontà di sacrificio e una disponibilità a patire, a soffrire, non soltanto in nome della verità ma anche in relazione all’altro, perché il rapporto con l’altro è quello più faticoso da costruire. Ci viene ricordato da Föderin che l’altro è un limite che si impone alle preferenzialità ed esige la virtù della pazienza; l’altro è memoria perenne del mio limite; l’altro non è solo il singolo ma è anche e soprattutto la comunità. Non è fuori luogo che questa paziente attenzione e sollecitudine del politico implichi una parola più impegnativa: amore, passione; quella passione che nella Deus Caritas Est di Benedetto XVI è agape: offerta, dono di sé, è spendersi e fa riacquistare alla politica la sua più profonda dignità. Ma come ogni relazione anche nella politica si corre un triplice rischio, come ricorda Hobbes nel capitolo Tredicesimo de Il Leviatano: rivalità accentuata, diffidenza reciproca, orgoglio di sé. Al contrario, la necessità di ricomporre la coesione sociale, di limitare la propensione alla litigiosità e di favorire il rispetto delle persone e del bene comune, presuppone l’impegno di sviluppare strutture fiduciarie che riducano e controllino questi rischi tra politici, tra politici e cittadino, tra politici e comunità.” Don Franco Piazza conclude citando V. Bachelet, martire della vita politica, che nel 1947 ricorda: “proprio di fronte a certe forme di polemica deteriore mi è venuto spesso da pensare all’atteggiamento dei primi cristiani, di fronte alle autorità romane che li giudicavano; un atteggiamento fiero, delle parole precise, severe anche, ma sempre ispirate da quell’amore stesso che li portava anche al martirio; agire bisogna certamente, parlare anche a voce alta e sicura tutte le volte che sia necessario e spesso, molto spesso, è necessario agire e parlare con coraggio, ma soprattutto è necessario agire e parlare con amore”. “Questo può essere, oggi, più difficile in una società atomica e spezzettata, può essere più difficile per gli uomini che si trovano nel fuoco della lotta politica con le sue miserie e slealtà, con la sua acre polemica, per questo bisogna stimare gli uomini politici che sanno conservare questa forza di amore, questa passione per la comunità . Costruire relazioni qualitative e favorire la coesione sociale è il più grande bene che ogni politico dovrà inseguire con tutte le sue forze.”
Don Franco Piazza, a conclusione del suo intervento, cede la parola all’On. Carmine Nardone, Presidente della Provincia di Benevento, il quale, distanziandosi dal concetto di Utopia in Tommaso Moro e facendo riferimento ad uno scrittore dell’America Latina, sostiene un’ottimizzazione del presente e afferma che l’Utopia, simbolicamente, è come l’orizzonte, serve a camminare. “E’ importante che nei confronti dell’Utopia ci si ponga con consapevolezza, in quanto in nome della stessa molto spesso si possono intraprendere percorsi che negano la realtà quotidiana.” Sottolineando il concetto di ottimizzazione del presente, Nardone afferma che ogni politico deve svolgere il proprio lavoro traendo forza, ispirazione e riferimento dai valori fondamentali della nostra Costituzione. “Ciò significa che ogni politico deve operare ispirandosi alla metafora dell’albero secondo la quale per affrontare il presente e proiettarsi nel futuro bisogna arricchirsi dalle radici del passato.” Allo stesso tempo, secondo Nardone, chi si occupa di politica deve farlo con passione, amore e dedizione, perché solo in questo modo potrà salvaguardare il bene comune. “Bisogna, inoltre, non considerare il politico secondo uno stereotipo. La legittimazione del politico non viene solo dal voto elettorale, che può essere frutto di un rapporto distorto e oppressivo, che, a sua volta, favorisce la tutela dell’interesse del singolo e non quello generale, ma dipende soprattutto dalla sua capacità di governare democraticamente informando i cittadini sul proprio modo di essere, prevedendo degli elementi di raccordo costante con la società e sfruttando le potenzialità dell’innovazione tecnologica.”
Don Franco Piazza, riprendendo la frase di Nardone, secondo la quale non bisogna generalizzare sulla categoria dei politici, ricorda che Bachelet parla di uomini politici e non di politici, sottolineando prima il soggetto e poi la funzione.
La parola passa al Sen. Cosimo Izzo, il quale si sente accomunato con il Sen. Palmieri e il Sen. Pascale per l’amore, la difesa della verità, la volontà e la determinazione che spende nello svolgere il proprio ruolo. Afferma che la solitudine del politico può essere superata nei rapporti interpersonali con i cittadini attraverso la comprensione dei loro bisogni. Rinnova la propria disponibilità a confrontarsi e a perseguire gli obiettivi per i quali è stato chiamato ad operare come Senatore. Concludendo, ricorda che, anche quest’anno, ha ripresentato il disegno di legge dell’istituzione dell’ordine di San Tommaso Moro per determinare il riconoscimento a chi, delegato dai cittadini, risiede all’interno delle istituzioni e meglio riesce ad interpretare i principi fondamentali del Santo.
Il moderatore, Don Franco Piazza, si associa al pensiero del Sen. Izzo riportando le parole di Santa Teresa: “Non amate in me la perfezione, amate in me il desiderio della perfezione”.
L’intervento dell’On. Fernando Errico, Consigliere della Regione Campania, parte dalla considerazione di S. E. Mons. Vescovo De Rosa, secondo cui la Festività di San Tommaso Moro nasce con l’obiettivo di vivacizzare l’ambiente, contribuendo, così, alla creazione di un percorso particolarmente stimolante che mette in evidenza la necessità di portare le istituzioni sul territorio, in un momento politico, in cui si avverte un grande distacco tra i palazzi delle istituzioni e il cittadino, soprattutto nelle grandi realtà. Riprende le figure del Sen. Palmieri e del Sen. Pascale considerandoli esempi di un momento alto ed edificante sul modo di far politica e dell’essere rappresentanti del territorio. Facendo riferimento alla necessità di coinvolgere il cittadino anonimo, fatta da Don Franco Piazza, l’On. Errico sottolinea che, molto spesso, questo cittadino preferisce rifugiarsi nell’anonimato, non partecipare alle scelte, ma delegare, diventando il censore del politico di turno, mentre la politica, quella con la P maiuscola, deve avere comunque la capacità di scegliere ciò che è più utile anche per il cittadino anonimo. In tal senso, l’On. Errico propone di affrontare questa problematica, nei prossimi appuntamenti di discussione e approfondimento. Sostiene, infine, l’unificazione e la condivisione degli obiettivi per la risoluzione dei problemi del cittadino anonimo, in modo da superare il gap della solitudine del politico.
Prendendo spunto dall’intervento dell’On. Errico, Don Franco Piazza ribadisce la necessità di investire nella crescita intellettuale e nella formazione alla sensibilità civile del cittadino anonimo, rendendolo partecipe attivo alla progettualità, affinché ciascuno non diventi il nessuno. Sentire la comunità come bene proprio, infatti, è fondamentale.
Apre lo spazio dedicato ai sindaci, l’On. Antonio Barbieri, Sindaco di Cerreto Sannita, il quale, storicizzando brevemente le figure del Sen. Palmieri e Pascale, analizza la funzione della politica come servizio finalizzato al riscatto del territorio e al riscatto sociale. Pone l’attenzione sul concetto di libertà e di responsabilità che viene riaffermato in un’accezione più moderna, perché la politica, oggi, deve operare in una società globalizzata e nell’era del pluralismo. La funzione del politico, quindi, si basa essenzialmente sulla qualità delle relazioni e sull’essere cittadino tra i cittadini.
L’On. Barbieri sostiene che la causa della crisi politica attuale è da ricercarsi nella delegittimazione dell’avversario, perché, mentre nei primi anni della Repubblica il sistema elettorale proporzionale garantiva il confronto a partire dalle Assemblee elettive, con Tangentopoli e con l’affermazione del sistema maggioritario, invece, si è assistito ad una personalizzazione della politica. Continua dicendo che manca lo stimolo, la palestra, la scuola per discutere di politica. Si sta formando una classe oligarchica e sempre più la politica è subalterna al potere economico. Bisogna tornare alle origini, proponendo una legge elettorale che recuperi la funzione, i principi, i valori e i riferimenti necessari alla ricostruzione morale e materiale della politica.
Don Franco Piazza, in risposta all’On. Barbieri, afferma che non bisogna correre il rischio di delegittimare, dopo la politica, anche la magistratura, perché tutte le funzioni concorrono alla costruzione del bene comune. Riprendendo le parole di Giovanni Paolo II ricorda che “i politici hanno una grande responsabilità, quella di creare fra di loro un dialogo rispettoso per riconsegnare la politica alla politica.”
Segue il Sindaco di Pietrelcina, Fusco, il quale, essendo alla guida di un paese che ha dato i natali al santo Padre Pio, sente la duplice responsabilità di renderne testimonianza sia come uomo che come politico. La strada che lui si sforza di seguire e che affonda le radici nel messaggio evangelico: “non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te”, si basa sulla scelta del giusto e sulla forza di difenderlo.
Il Sindaco di Guardia S., Nicola Ciarleglio, crede che ci siano le condizioni per innescare i meccanismi di partecipazione e di fiducia, ma questo avviene se c’è un disegno collettivo e una passione, un investimento di speranza, una prospettiva strategica da dare alla comunità, cioè se si riesce a trasmettere la consapevolezza che qualcosa si può cambiare. Oggi, invece, troppo spesso i politici sono schiacciati dalle problematiche del quotidiano, che impediscono di liberare altre energie. Afferma che viviamo in un paese vecchio non solo in termini di classe dirigente, ma come norme, comportamenti. Tutto ciò rende faticoso l’agire politico, quindi, auspica all’utilizzo delle nuove tecnologie per alleggerire la gestione della cosa pubblica. Constatare, poi, che ci sono state persone come Palmieri e Pascale che sono stati degli innovatori, perché hanno guardato al di là del piccolo dato quotidiano, dandosi delle prospettive, è per il Sindaco Ciarleglio una buona iniezione di fiducia e di energia, che può rappresentare un segnale di resistenza, un S.O.S. di discontinuità rispetto ad un declino del Paese, i cui scricchiolii si sentono in maniera fragorosa.
Per il Sindaco di San Lorenzello, infine, è necessario coniugare l’ideale con i bisogni dei cittadini. Nonostante il politico si senta intrappolato nei meandri della burocrazia, è suo compito trasfondere fiducia, valori alla comunità al fine di lenire la crisi della politica.
Con Nino Lombardi, Presidente della Comunità Montana, l’attenzione si focalizza sul ruolo dei cattolici impegnati in politica, che nonostante il disorientamento e la frammentazione causata dal sistema elettorale, ritorna a ravvivare la politica in senso comune. Non a caso si festeggia come patrono dei politici San Tommaso Moro, un uomo, testimone fino al martirio, che non è mai sceso a compromessi e ha sempre sostenuto che la politica non può essere separata dalla moralità. I politici devono svolgere il compito di rianimare cristianamente l’ordine temporale per promuovere la difesa del bene comune e della vita umana.
Sintetizzando il pensiero di Papa Wojtyla, secondo cui non esiste autentica libertà senza la verità, Nino Lombardi sostiene che se la libertà e la verità non si coniugano bene insieme, falliscono miseramente .
All’On. Sandra Lonardo, Presidente del Consiglio Regionale, spetta la conclusione dei lavori. Esordisce dicendo che, per lei, la politica è sempre stata concretezza, rispetto dei diritti e dei doveri. Grazie ai suoi studi americani, in qualità di politico, affronta le situazioni con determinazione, coraggio, con l’intento di migliorare le condizioni di vita della collettività. In occasione del suo insediamento al Consiglio Regionale, l’On. pone all’attenzione dell’assemblea la necessità di far diventare quest’organo il centro della politica della Campania, essendo il luogo preposto costituzionalmente per favorire il rispetto dell’altro, attraverso il confronto, il dialogo e la programmazione degli interventi per far sì che le attese dei cittadini si concretizzino. Continuando, suggerisce di superare la crisi che sta vivendo la politica operando con passione e amore, applicando le regole, alleandosi al di là della propria appartenenza politica, soprattutto per risolvere le problematiche più serie e comunicare con i cittadini. Concludendo, parla di politica come programmazione, monitoraggio e verifica. I politici, infatti, devono intendere il loro lavoro come missione, essere al servizio dell’altro, donarsi, essere lì ad ascoltare. In ultimo, propone a Don Franco Piazza di organizzare un incontro con tutte le forze politiche.
La festa si conclude con la richiesta del Sindaco di San Lorenzello di ospitare la quarta edizione e con la conviviale offerta a tutti gli ospiti dal Sindaco della Comunità di Faicchio.